Star Wars in town.
17 Aprile 2008, h. 02:45
Di Cedric Delsaux. Le altre immagini della serie sono sul suo sito. Che è in flash, quindi niente link diretto.
AUTOREVERSE IS A SEXUAL PERVERSION

Di Cedric Delsaux. Le altre immagini della serie sono sul suo sito. Che è in flash, quindi niente link diretto.
«Berlusconi ha vinto di 10 punti percentuali, la sinistra e’ praticamente scomparsa: bel risultato ha raggiunto Veltroni» [Oliviero Diliberto]
Non avete capito una sega, ragazzi miei.
L’ennesima dimostrazione del mio teorema. In Inghilterra tutto funziona alla perfezione solo finché tutto funziona alla perfezione. Ne sa qualcosa Vittorio Zucconi.
Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un’unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti. [Gianfranco Fini]

Gianfranco Fini è una persona piuttosto alta. Si potrebbe definire un bell’uomo, dati i suoi 56 anni che ne fanno la più anziana giovane promessa della politica italiana.
Cazzo, ho finito gli aspetti positivi del comizio di Gianfranco Fini. Mai ho visto una persona più imbarazzata, costretta a recitare un testo nel quale palesemente non crede e per il quale ha venduto un partito con una tradizione cinquantennale. Dietro di lui, l’intellighentia della destra sarda. Credo, almeno, perché non ne ho riconosciuto nemmeno uno. Beppe Pisanu non c’era, Emilio Floris non c’era, non c’era nemmeno mia cugina. In effetti non c’era così tanta gente, cosa sorprendente considerato che Cagliari è storicamente una città di centrodestra e che il cagliaritano medio, capace di votare Emilio Floris come sindaco, voterebbe al senato anche un analfabeta sassarese purché sponsorizzato da Silvio. Berlusconi.

Anche Uòlter è alto. Meno di Fini, direi, ma in compenso, quanto a carisma, gli fa quattro a zero. Il comizio di Uòlter, tuttavia, m’ha provocato un po’ d’orticaria per la presenza di teste di pigna che lo osannavano e applaudivano come un duce anche quando, magari, sarebbe stato opportuno chiedergli “Sì, bello, ma come pensi di finanziarlo?” – con riferimento, ad esempio, al salario minimo per tutti i lavoratori, alla stabilizzazione di tutti i precari dopo 12 mesi, all’assunzione di amministrativi nelle questure al posto degli sbirri che oggi ti timbrano il passaporto. Ad ogni modo, è stato un comizio, come dire, non più serio, diciamo più credibile: in Piazza del Carmine c’era un ex segretario di partito che faceva campagna elettorale per il partito personale di un tale di cui lo stesso comiziante aveva detto, non più di due mesi fa, “Siamo alle comiche finali”; in Piazza Garibaldi c’era un segretario di partito che faceva campagna per sé stesso. La differenza s’è sentita.
Partite non in schedina:
Figa: Pd-Pdl 5-0. L’età media al comizio di Fini era 50 anni, tant’è che c’erano molti meno sbirri, nemmeno un contestatore, e tanti filoberlusconiani di una certa età – a giudicare dagli abiti, proprio quelli che se la piglieranno nel culo più a fondo in caso di vittoria del Pdl. Da Uòlter, invece, in mezzo alla folla, giovani, donne, ragazze. E ragazzi, ma a me i giovani di sinistra tendenzialmente non piacciono e cerco di guardarci attraverso.
Ordine Pubblico: Pd-Pdl 3-0. Il comizio di Gianfranco sembrava una festa di paese, di quelle in cui piazzano quattro carruba di leva e due pulotti alle transenne che non si sa mai che qualcuno troppo ubriaco si butti a fare le pinne in piazza. Da Uòlter, invece, fin troppa polizia (contati 2 cellulari e una quarantina di agenti).
Vigili Urbani: Brady-Polizia Municipale 7-1. Il Brady segna 5 reti su sensi unici presi contromano e 2 semafori rossi infilati col sorriso. I vigili marcano il gol della bandiera con uno spiegamento di forze non indifferente a un incrocio che costringe il Brady a un’attesa di 4 minuti, al freddo, prima della luce verde per raggiungere la pizzeria dove i sodali del Centrosinistra Critico e Disilluso™ lo attendevano già carichi di Morettoni da 66.
Gadgets e memorabilia: Pdl-Pd 2-1. Due banchetti carichi di foto del Berla e depliant illustrativi di come il presidente del Milan vuole prosciugarmi le tasche e costringermi a richiedere un passaporto alla Regina Elisabetta contro un tavolino da campeggio pieno di brochures “Il 13 aprile vota Partito Democratico” che nessuno ha preso e un po’ di adesivi – dei quali uno attualmente campeggia sullo scudo dello scooter del Brady. Che Uòlter mica m’ha convinto, la candidatura di Marianna Madia mi fa girare le palle a vortice e la presenza della Binetti in quello che dovrebbe essere il mio partito mi fa schifo, ma l’idea di ritrovarmi ancora il Berla al governo mi fa vomitare merda sciolta.
Contestatori: Pdl-Pd 3-1. 3 come le urla di dissenso di esponenti della sinistra arcobaleno [minuscolo, ché se possibile mi urtano ancora più del Berla] che invece di andare a disturbare la celebrazione dell’ex fascista sono andati a rompere le palle a chi condivide con loro almeno una visione di fondo. Comunque Uòlter segna il gol della bandiera:
Uòlter: «Perché il Partito democratico ha rotto con quegli alleati che facevano parte del governo e andavano a manifestare contro lo stesso governo di cui facevano parte, noi pretendiamo da noi stessi serietà e…»
Contestatore Anonimo: «SEI UN COGLIONE!!!»
Uòlter: «Hai perfettamente ragione. Comunque noi abbiamo rinunciato a ogni legame con Bertinotti, Pecoraro Scanio, Mastella, Dini e tutti quelli che…» [non sono riuscito a seguire il resto perché la sola idea di aver sfanculato Pecoraro Scanio mi ha regalato un’erezione di qualche secondo, tutta da gustare].
Cibo: Unione Europea – Nordafrica 2-1. Vittoria sofferta, ma le 27 stelle mostrano di meritare i 3 punti grazie a una superba prestazione della pizza, autrice di due gol e ben supportata sulle fasce da svariate incursioni delle alte bottiglie verdi cariche di lager olandese. I nordafricani si difendono egregiamente con Chawarma, ma l’influenza del Corano, che vieta loro ogni integrazione alcoolica, li lascia senza energie sulla lunga distanza.
That’s all, folks.
Quand’ero piccolo nessuno mi scherzava per le dimensioni del mio pene [non lo facevo vedere a nessuno], quindi stavo piuttosto bene. E se vedevo qualcosa che mi piaceva - uhm, no, da piccolo non avevo potere d’acquisto. Vabbé, facciamo finta di sì, o portiamo la definizione di “piccolo” a cinque-sei anni fa. Dicevo, se vedevo qualcosa che mi piaceva dovevo a) capire come raccogliere i soldi necessari, b) trovare un posto che la vendesse, c) non cambiare idea tra il momento a) e il momento b) nonché d) pensarci bene visto che tra il momento a) e il momento b) potevano anche passare dei mesi.
Ora sono grande - beh, un po’ più grande - e continuo a far vedere il mio pene a poche e selezionatissime persone, quindi continuo a stare piuttosto bene. Però, se vedo qualcosa che mi piace, la situazione è drasticamente cambiata. Leggi tutto il post »
Da quando vivo nella soleggiata cittadina di Nottingham, UK, ragioni più che valide1 mi costringono a frequenti viaggi dal Regno Unito all’Italia. Viaggi che, stante la particolare conformazione della nazione che mi ospita, curiosamente comune alla regione che mi ha dato natali e svariati altri argomenti, sono costretto ad effettuare per via aerea. Di più: siccome il signor Ryanair suole modificare l’offerta ad uso e consumo del turismo anglosassone, ho conosciuto, nel giro di 2 anni, gli aeroporti di Alghero, Pisa, Orio al Serio, Stansted, Liverpool, East Midlands e Charleroi (sì, l’ultimo non c’entra un cazzo, ma mi scoccia far la figura di quello che conosce solo sei aeroporti) con una media di 4 voli al mese (sì, ci sono anche mesi in cui prendo 8 aerei. Se un tempo adoravo gli aeroporti, ora li detesto).
Comunque, a differenza del Munkypot e di Michael Nygard, il sottoscritto ha messo a punto una routine tale da sbrigare le formalità dei controlli di sicurezza rapidamente e - solitamente - senza intoppi2.
Naturalmente, in caso di intoppi, essi capitano tutti assieme, e in forme non prevedibili da un comune essere umano. Leggi tutto il post »